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alla forma era impossibile tenere il metodo del poema; ho preferito dare il testo corretto nel modo che m'è parso migliore, e relegare in nota la lezione del ms. secondo l'edizione del Duran (D.) e le correzioni del Milà (M.) e del Rios che non credetti accettabili.

Croniche. - Quasi tutte le croniche in prosa che parlano del Cid provengono più o meno direttamente dalla Crónica general. 1) Quest'opera il cui titolo pare debba essere Estoria de Espanna si credè scritta da Alfonso X il Sapiente. 2) Se non è sua, fu certamente scritta nella sua corte e sotto la sua direzione. Il Rios la giudica composta verso il 1260: noi ci manterremo entro più vasti confini (1255-85) perchè la cronologia delle opere attribuite al geniale Alfonso X è ancora da accertare. L'opera, divisa in quattro parti, abbraccia dalla creazione del mondo alla morte del re Fernando il Santo (1252); le imprese del Cid formano l'argomento principale della IV parte. L'autore attinse a fonti varie, latine, arabe e spagnole; tra queste ultime in ispecial modo al Poema e alla Crónica rimada, che talora segue a parola. 3) Ho scelto due

1) Due edizioni: l'una del 1541, l' altra del 1604, ambedue pessime. L'Acad. de la Historia promise, ma non dette, una ediz. critica; la difficoltà consiste nella scelta e collazione dei numerosi mss. Il RIAÑO ne ha descritto trentuno nelle note ai Discursos ante la Ac. de la Hist. Madrid, 1869.

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RIANO, op. cit.

2) Cf. Rios, op. cit. III, 581 e seg. 3) Sulle fonti, specialmente arabe, v. Dozy, op. cit. II, 30–54. Nessuno ha finora indagato se Alfonso conoscesse del PC. una redazione diversa da quella che è giunta a noi.

brani di cui il primo è tratto dalla rimada, però non direttamente il secondo non ha, che si sappia, fonte spagnola; e ciò perchè meglio si apprezzi lo stile personale dell'autore. La prosa della General è spesso ingenua, ma sempre vigorosa, talora grave e maestosa; nessun'altra nazione può vantare nel sec. XIII un'opera storica pari a questa per mole, per accuratezza e compiutezza nel disegno, e per nobile venustà di lingua e di stile.

La Chrónica del Cid1) proviene dalla IV parte della Crónica general. Sul modo della provenienza v'é qualche discussione; il Dozy la crede un rifacimento arbitrario scritto da un monaco di Cardeña nel xv secolo; il Rios pensa che dalla General si estraesse un Tractado de los fechos de armas del Cid che vide la luce in Siviglia nel 1498, e da questo poi si compilasse la Chronica del Cid. Altra opinione professò lo Huber nella introduzione alla edizione da lui curata. 2) Comunque sia, la stretta parentela tra le due opere è certa. In alcuni punti, ma assai di raro, la Chrónica del Cid presenta caratteri di maggiore antichità, o per dir meglio essa ricorda con maggiore fedeltà canti antichi ora perduti. Ne è un esempio il passo che ho scelto, dove non sarà difficile scorgere vestigia di tre lasse epiche, due in áo (Cap. 77, 79) e una in ỏ (Cap. 78).

Oltre queste due opere, e l'accennato Tractado del 1498 in Italia irreperibile, v'è una quarta croni

1) Molte edizioni: la 1a di JUAN VELORADO, in Burgos, 1512; l'ultima dell'HUBER, con introduz. e note, in Marburg, 1844. 2) Su tutto ciò v. Rios, op. cit. IV, 303 e seg.

chetta del Cid in 62 capitoli, stampata a Siviglia nel 1548. Non è che un pedestre compendio della grande Chronica del Cid del 1512, ed ho stimato inutile riferirne qualche brano. 1)

Romances. Il più copioso dei Romanceros del Cid 2) contiene 205 romances; non sarebbe difficile aggiungerne qualche altro, ma il numero non ci compensa della qualità. E realmente il ciclo del Cid è tra i più poveri di romances ragguardevoli o per l'antichità o per la bellezza. Io ne scelsi tre ad assonanza diversa, fra quelli che a giudizio degli autori spagnoli sono più antichi e migliori. Del primo (Dia era de los Reyes) dice il Duran che pare di remota antichità e, se non genuinamente primitivo, certo tra i meno alterati dalla tradizione orale e giullaresca. È meno antico il secondo (Cabalga Diego Lainez) ma par dei migliori tra i così detti giullareschi: certo non fu ritoccato dopo il '500. Il terzo è un quadretto popolare raggentilito con eleganza. Per ognuno di essi ho notato le fonti più antiche da cui è ricavato e le varianti delle edizioni moderne: mi limitai a tre solamente, perchè una antologia non può dare idea completa della letteratura

1) La tradusse in francese EMMANUEL DE SAINT-ALBIN, nel vol. 1o della Légende du Cid. Paris, 1866. Notisi che di

questa cronichetta furonvi parecchie ristampe che alcuni bibliografi credettero della grande Ch. del Cid; (per es. BRUNET, Manuel Bibliog. sotto Crónica).

2) CAROLINA MICHAELIS, Romancero del Cid. Leipzig, Brockhaus, 1870.

romancesca anche di un sol ciclo, e d'altra parte di Romanceros del Cid ve ne sono diecine di edizioni e

a pochissimo prezzo.

Intempestivo sarebbe voler pure accennare le numerose questioni sui romances e le molte opere su tale argomento. Mi limito qui a dire che posi i due ottosillabi su una sola riga per comodità tipografica, non per affermare la mia partecipazione alla teoria metrica oggi in voga. Quanto a bibliografia, rimando al libro del Milà: oltre un profondo, accuratissimo studio di tutti i cicli eroici romanceschi egli diede in principio del suo lavoro una ragionata notizia dei libri e degli studî anteriori, alla quale finora non val la pena di fare aggiunte.

Poemi cólti. FERNAN PEREZ DE GUZMAN nacque da illustre famiglia circa l'a. 1378. Fu de' più lodati poeti della scuola allegorica, che univa le forme poetiche provenzali ai concetti astratti derivati il più delle volte da imitazione degli Italiani. Cominciò molto giovine a farsi conoscere con dezires e cantigas de amor', nè lo tolsero alle cure della poesia e alla quiete degli studî le burrascose vicende politiche della Castiglia. Si ritirò assai per tempo nel paterno feudo di Batres ed ivi scrisse le più lodate delle molte sue opere, tra cui, in poesia, sono degni di menzione i Proverbios e gli inni in lode della Vergine. Morì circa il 1460. 1)

1) Cf. OCHOA, Rimas inéditas, ecc. pag. 269 A. DE LOS RIOS, op. cit. VI, 79-93.

Il suo poema intitolato Loores de los claros varones de España, consta di 409 ottave de arte menor, ed è un non dispregevole modello di poesia storico-didascalica opportunamente animata da un certo orgoglio nazionale che piace perchè nè credulo nè esagerato. Anzi la tema di raccontar favole, trattenne il Perez dal troppo glorificare le tradizionali gesta degli eroi di Spagna e in verità, almeno per il Cid Campeador, cadde nell'eccesso opposto. Rodrigo Diaz meritava di più e di meglio delle cinque ottave che il poeta gli ha dedicato.

Di Diego Ximenez Ayllon 1) le storie letterarie di Spagna menzionano poco più che il nome. Le poche notizie che di lui si hanno si ricavano dalla prefazione al suo poema e dalla lettera dedicatoria al duca d'Alba. Eccole in breve. Nacque ad Arcos in Andalusia, probabilmente tra il 1520 e il 1530. A diciotto anni cominciò il servizio militare che non abbandonò più in seguito. Dovette essere miglior soldato che poeta, perchè si vanta di non aver mai commesso falli che gli attirassero rimproveri o punizioni. Venne in Italia e, dal modo con cui ne parla, sembra prendesse parte all' invasione degli Stati pontifici del 1556-57, sotto le bandiere del duca d'Alba. Era allora nella fanteria. Compose, egli dice, siete libros en prosa ficionalmente: che forse s'ha da intendere qualche romanzo o fin

1) Da un sonetto di JUAN DE BARAONA pare che l'intero nome sia DIEGO XIMENEZ GIL AYLLON-LAYNEZ.

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